Ernesto Monico l’Arcangelo di Talavera & ALTAVILLA MONTE D’ORO


Ernesto Monico -l’Arcangelo di Talavera.

LIBRO DEDICATO AL TEN. PILOTA ERNESTO MONICO
MEDAGLIA D’ORO AL VALOR MILITARE

Bisognerebbe aver vissuto una vita di grandi avventure per scrivere questo libro, e io non sarei, allora, la persona più adatta. Così, sono stato costretto a vivere, nel tempo della scrittura, altra vita e vagare in giorni altri, che sono diventati miei fino alle ultime righe che ha composto il cuore.

Vorrei che questa storia, terminata sui cieli di Castiglia, fosse un cante jondo, un canto profondo.
Entrare pienamente in quel pozzo di angoscia che è lo jondo Andaluso, “come chi abbia già posato il piede in quel sentiero, pieno di grida e lamenti oscuri.”
(Giorgio Rigotto – dalla prefazione)
Reperibilità: 1) Edicola di Via A. De Gasperi – Altavilla –
2) Presso l’autore in Via Roma 127 – Altavilla –


Edizioni Mediafactory Conedo V. Vicenza

Di Giorgio Rigotto anche


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  • Da: leggiamounlibro.blogspot.it


ANGOLO DELLA PITTURA – UMBERTO CELLI –

COMMENTO AL QUADRO “ANNETTA” – BEATA BERTILLA BOSCARDIN –

Non c’è inquietudine nel quadro, solo una gran tranquillità. E’ come se Annetta volesse raggiungere i luoghi della spiritualità, non salendo le scalinate di marmo della filosofia, ma scegliendo una scala di legno. Sta in ginocchio sui mattoni della stalla ma pare in movimento verso gli infiniti gradini della sua breve esistenza.

C’è desiderio di bere un po’ d’acqua fresca dal secchio di zinco, salire sullo sgabello e scavalcare la finestra verso l’Eden che fuori aspetta. Invece, Annetta sta bene lì dove appare immobile, circondata da un qualcosa di misterioso, interpretabile come vertigine della leggerezza. Chissà quali preghiere recitava di là delle formule imparate. Nelle mattine fredde camminava verso la chiesa lontana sulla collina, accudiva a umili lavori, aiutava gli altri senza lasciare il segno nelle apparenze di questo mondo.

Probabilmente l’anima di questa bambina che prega è ricamata da un puro filo di profumo celeste, cosi che, salendo a San Michele e tornando poi alla sua povera casa lungo i viottoli, Annetta s’innamora delle minime cose di Dio. Pare sospeso nell’aria il lievissimo sussurro della sua preghiera. La solitudine della stalla è il simbolo dell’isolamento della sua vita poiché lei fece di tutto per nascondersi diventando una delle tante pecore del gregge.

Entra dalla finestra, che dà sul brolo, una luce che ha le sembianze dei chiarori dell’anima. Guardando il quadro si ha l’idea che lei cerchi, ancora bambina, di trovare il suo assoluto qui, tra le cose limitate e povere dove Dio fa intravvedere solo una pallidissima luce. Prega estatica inginocchiata davanti a due legnetti incrociati, appena sfiorata dal sole che si rovescia dalla finestra spalancata. Il sole illumina le travi del solaio disegnando quattro croci di luce.

Lei è per metà nell’ombra, sul confine dell’irrompere luminoso del giorno che esplode in un fulgore abbagliante tra lei e il crocefisso. Immagine di una timidezza radiosa verso il tempo immoto dell’eterno. Da quella bambina non può nascere che un amore imperdonabile per il prossimo, quasi che lei, ancora giovinetta, non appartenga già più alla realtà quotidiana.

(Giorgio Rigotto 2006)

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