Non sopporto più la parola sereno; non voglio essere sereno, voglio essere vivo. 

Non sopporto più la parola felicità, un giorno c’è un altro no. Amo la parola gioia che è anche quando va male.

Non sopporto più la parola felicità, un giorno c’è un altro no. Amo la parola gioia che è anche quando va male. Non sopporto più la parola sereno; non voglio essere sereno, voglio essere vivo. Non sopporto più la parola fraternità, non la voglio usare più, la voglio togliere. Ho scoperto che non ho inventato niente, che qui a Romena era già tutto scritto in queste pietre; dovevo solo saper accogliere chi passa e saper cogliere la saggezza dei contadini. Noi facciamo povera o ricca Romena. Povera se siamo senza fantasia e senza sussulti. Possiamo creare o far cadere muri.Alla fine contano le cose piccole, il prenderci cura dell’altro, il chiedere perdono e scusa, l’intensità con cui si vive.Dunque questo per me è il tempo in cui si deve tornare semplicemente a vivere senza l’ansia del futuro, senza l’ansia che ci sia qualcuno che continui dopo di me, senza l’ansia di dover essere una bella fraternità. Buon cammino a tutti

(estratto dal suo intervento in occasione del 25º anniversario di Romena)

Romena, don Luigi Verdi:
 «Vorrei avere gli occhi di Dio»

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