________________ Pasqua!

_Pasqua! 2019

Sono davanti al foglio di carta (già… faccio parte della vecchia guardia: prima devo scrivere tutto a mano… mi aiuta a pensare e di questi tempi il pensare è come Matteo Messina Denaro: latita) e cerco di formulare il mio augurio per questa Pasqua. Penso alle amiche e agli amici e so che stanno attendendo con una certa impazienza queste poche parole (e ripenso: ma chi me l’ha fatto fare… mah…). Cerco di darmi una mossa con la voce dei miei amici di Napoli e dintorni: Lucià, jamm’ jà!.

Dunque. Buona Pasqua.

E subito mi blocco. C’è qualcosa che stona. Ecco, è l’aggettivo “buona”. In questi nostri tempi in cui le parole non significano più quello che dicono, “Buona” non va bene. L’aggettivo è talmente corrotto e svilito che buono è diventato automaticamente “buonista”. Il Governo del cambiamento mi ha cancellato il “buono” e se lo uso rischio di offendere o di venire additato come il buonista-che-lucra. Quindi cerco alternative. Vediamo.

Felice Pasqua! Ecco! Mmmmmm… no. Nemmeno questo va bene. Come posso parlare di felicità a donne, uomini, bambini che, a causa delle situazioni di violenza e ingiustizia, non sanno manco come si scrive la parola “felice”? Posso dire “Felice Pasqua” a chi si sente oltraggiato e deriso ogni santo giorno perché “non fa parte dei nostri?”. Riprovo.

Serena Pasqua! Forse questo? No, nemmeno questo. Col cavolo di clima sociale che viviamo in questo “bellissimo paese” (così parlano quelli di Autostrade per l’Italia… e non solo) si può parlare di serenità? Italia e serenità in questo momento mi pare un ossimoro. Quindi no, nemmeno questo. Altro?

Cordiale Pasqua! Si usa poco, forse un po’ desueto, ma si può dire. Si???!! No, non credo. Quando usi “cordiale” parli di cuore. Esiste ancora il cuore in questi tempi di porti chiusi, di case chiuse, di occhi chiusi per non vedere, per non rendersi conto? Ha ancora un senso dire “mi sta a cuore” quando buona parte di questo paese vive all’insegna del tanto triste quanto famoso “me ne frego”?

Quindi anche cordiale non regge.

Il foglio è ormai pieno di cancellature. Che augurio faccio? Cosa scrivo?

Idea!

________________ Pasqua!

Ecco. Io la mia parte l’ho fatta. Lo spazio ve l’ho lasciato: la libertà è il dono più bello che si possa fare e noi siamo stirpe di un Dio libero (tanto libero che è felice anche quando noi siamo felici senza di Lui).

Mettete voi quello che volete, ma, vi prego, fate attenzione: se vi ritenete sorelle e fratelli del Vivente, allora siate anche figlie e figli della Parola, donne e uomini di parola.

Autentica Pasqua a tutte e tutti voi. Buona vita (non buonista, rivendico l’uso del “buono” per quello che è e non per quello che gli “Itagliani” vogliono fargli dire!).

Luciano Locatelli

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