“Notte, tenebre e nebbia, fuggite: entra la luce!”

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Notte, tenebre e nebbia (Inno cantato nelle lodi del mercoledì del Tempo Ordinario)

“Notte, tenebre e nebbia, fuggite: entra la luce”

L’incipit della mia preghiera sembra specchiarsi nell’inizio del giorno.

La luna piena ha atteso l’arrivo del sole, e dopo un bacio, le ha lasciato tutto il cielo.

Mentre guardo tutta sta meraviglia, mi chiedo: quale luce mi è più preziosa, quella nel cielo o quella dentro di me?

Fare luce in se, illuminare le proprie ombre, risvegliare la propria fantasia, allargare gli spazi, andare incontro alla vita, muoversi verso l’altro e non attendere oltre…

L’alba era solo una striscia di luce all’orizzonte, come due braccia che offrivano un piccolo abbraccio caldo.

“Al mattino, quando è molto presto, le ore hanno una qualità diversa, si dilatano, cariche di promesse” scrive Winterson.

E se poi c’è una nebbiolina da favola che tutto avvolge, il mondo si dilata ancor più, negli occhi come nella fantasia.

E’ sempre una scelta aver cura del nostro sguardo, decidere da che parte e con quale attenzione puntare gli occhi, avendo fede abbastanza da lasciare che poi la vita ci guidi.

E il meglio, ormai l’ho imparato, sta nelle piccole cose, nei piccoli segni, nei piccoli miracoli che ognuno di noi sa fare.

Il monaco vietnamita Thich Nhat Hanh ce lo ricorda così: “Le persone considerano un miracolo camminare sull’acqua o per aria. Ma credo che il vero miracolo non sia camminare sull’acqua o per aria, ma camminare sulla terra. Ogni giorno siamo coinvolti in questo grande miracolo dell’esistenza che neppure riconosciamo: il cielo azzurro, nuvole bianche, foglie verdi, i colori tutt’attorno, gli occhi curiosi di un bambino, i nostri stessi occhi, il nostro respiro. Tutto è un miracolo.”

Questo paesaggio da favola mi aiuta, aiuta la mente ed il cuore a sognare di compiere anche oggi piccoli miracoli così che al tramonto possa consegnare un giorno consumato.

Fra Giorgio Bonati

Fra Giorgio

Erri De Luca prova a invitarci con queste parole:

“Chi, ammaccato dalle circostanze e dai dolori della vita, invece di starsene in casa va a bussare a qualche porta, va a incontrare delle persone, sta trasformando la sua debolezza in una forza.

Il gesto di andare fuori, di incontrare, di esporre la propria “ulcera” è una forza vitale.

È debolezza solo quando quell’ulcera rimane chiusa dentro e isolata.”

Il movimento del cielo mi invita a fare altrettanto: è la relazione che mi salva anche se a volte è così faticosa, è incontrare qualcuno che fa più leggeri alcuni pesi del cuore, è ciò che è diverso da me che mi stimola a diventare degno di questa vita.

Che sia davvero oggi il giorno giusto per andare, per muovermi incontro alla vita?

Guarderò ancora un po’ il cielo azzurro e imparerò!

Fra Giorgio

3 pensieri su ““Notte, tenebre e nebbia, fuggite: entra la luce!”

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