L’uomo che piantava gli alberi.

Da PERSONA E COMUNITA’.:

L’uomo che piantava gli alberi. Jean Giono e Hans …

Un ideale parallelismo tra il racconto poetico di Jean Giono, “L’uomo che piantava gli alberi” e “l’etica del futuro” di Hans Jonas.

Post di Rossana Rolando

Immagini tratte dal film d’animazione di Frédérick Back (riportato in fondo).

“Perché la personalità di un uomo riveli qualità veramente eccezionali,

bisogna avere la fortuna di poter osservare la sua azione nel corso di lunghi anni.

Se tale azione è priva di ogni egoismo, se l’idea che la dirige è di una generosità senza pari,

se con assoluta certezza non ha mai ricercato nessuna ricompensa

e per di più ha lasciato sul mondo tracce visibili,

ci troviamo allora, senza rischio d’errore, di fronte a una personalità indimenticabile”

 

L’uomo che piantava
gli alberi

L’uomo che piantava gli alberi di Jean Giono comunica, nella forma narrativa di una parabola laica e con lo stile poetico della parola misurata e scabra, una ben precisa visione morale che il filosofo Hans Jonas denominerebbe «etica del futuro», fondandola sul principio della responsabilità.
Può darsi che l’intreccio tra la parola mitica – nel senso originario del mito come “racconto che dà a pensare” – e la parola filosofica possa arricchire l’una e l’altra, secondo l’antica intuizione platonica.
Vorrei proporre quindi un ideale parallelismo tra alcuni riferimenti al racconto sopracitato di Jean Giono (scrittore francese la cui biografia si colloca negli anni 1895-1970) e ben precisi passi de Il principio responsabilitಠdi Hans Jonas (filosofo tedesco vissuto tra il 1903 e il 1993), fondatore di un pensiero etico ancora molto attuale.

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“Piantava querce”

🍀L’appello della natura.

Il protagonista de L’uomo che piantava gli alberi è Elzéard Bouffier, una personalità che, senza nessuna immediata appariscenza, rivela qualità eccezionali nella tenacia della sua azione. Egli, perduti moglie e figlio, decide di recarsi nelle lande desolate di un’antica regione delle Alpi che penetra in Provenza, per vivere lì  “lentamente”, come pastore di pecore, accompagnato da un cane. Ogni sera sceglie pazientemente 100 ghiande per andare la mattina dopo ad interrarle  in quella regione ormai deserta e senza vita. Di cento in cento viene a piantare migliaia e migliaia di querce. E poi faggi e betulle, con un lavoro solerte ed instancabile. La natura rinasce, nuovamente riconosciuta nei suoi diritti.
🍃Hans Jonas.
“Ha anche la natura  «diritti»?

E’ quantomeno non privo di senso chiedersi se la condizione della natura extraumana […] avanzi [in quanto affidata all’uomo] nei nostri confronti una sorta di pretesa morale non soltanto a nostro ma anche a suo favore e in base a un proprio diritto”³.

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“Aveva seguito
la sua idea…”

🍀«Etica del futuro».

L’attività del pastore che pianta gli alberi non è un semplice passatempo da collezionista, è piuttosto il frutto consapevole di un’idea a lungo perseguita, con ostinata perseveranza, fino a diventare il suo imperativo categorico, nel compimento del quale si realizza il senso della sua vita.
🍃Hans Jonas.
“Agisci in modo che le conseguenze della tua azione siano compatibili con la permanenza di un’autentica vita umana sulla terra”, oppure, tradotto in negativo: “Agisci in modo che le conseguenze della tua azione non distruggano la possibilità futura di tale vita”.

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“…ci fu la guerra del ’14”

🍀Il tribunale del futuro.

Mentre l’Europa è lacerata dalle due guerre mondiali e vi è chi lavora per la negazione dell’uomo e della sua possibilità di vita,  il pastore persiste nel suo sforzo volto ad “edificare il regno dei cieli già sulla terra (Heine)”.
“Aveva pensato che quel paese sarebbe morto per mancanza d’alberi”, perciò si risolve a mettervi riparo. Comunemente le azioni umane sono dettate dalla paura del male che gli uomini vogliono fuggire nella vita presente, raramente dal timore di una distruzione che è destinata a coinvolgere un tempo in cui essi non saranno più. Né, d’altra parte, ci potrà essere chi, dal futuro, venga nel presente per imputare all’uomo le sue odierne responsabilità.
🍃Hans Jonas.
“Ciò che non è esistente non possiede nessuna lobby e i non nati sono impotenti. Pertanto il rendiconto dovuto a questi ultimi non è ancora una realtà politica nell’attuale processo decisionale, e quando essi lo potranno esigere, noi, i colpevoli, non ci saremo più”.

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“…i nuovi venuti”

🍀Una generosità senza contraccambio.

Proprio questa asimmetria temporale (tra presente e futuro) rende eccezionalmente gratuito il gesto di Elzéard Bouffier e conduce a pensare “come gli uomini potrebbero essere altrettanto efficaci di Dio in altri campi oltre alla distruzione”.
La sua azione, infatti, non si svolge su un terreno suo, anzi egli non sa neppure di chi siano quelle terre che coltiva e il suo lavoro rimane nascosto a tutti, tanto che, verso la fine dell’impresa, la foresta – nel frattempo comparsa e poi cresciuta – viene considerata un miracolo della natura (“una foresta naturale”¹⁰).
Il compito che si è dato è animato da “costanza nella grandezza d’animo e accanimento nella generosità”¹¹, senza alcun interesse personale e senza nessuna aspettativa di ricompensa, nel silenzio operoso e pacifico della solitudine.
Egli lavora per un tempo che non è il suo, per un luogo destinato a persone che mai conoscerà, perché nasceranno dopo di lui e non avranno di lui memoria. Eppure, in quella sua opera – si legge alla fine della narrazione – Elzéard Bouffier “ha trovato un bel modo di essere felice!”¹².

“…un posto
dove si aveva voglia
di abitare”.

🍃Hans Jonas.

“Il destino previsto di generazioni future, per tacere poi di quello del pianeta, che non riguarda né me né alcun altro che mi sia legato dal vincolo dell’amore o della convivenza diretta, non esercita di per se stesso quell’influenza sul nostro animo [esercitata da ciò che ci tocca da vicino]; eppure la  «deve» esercitare, ovvero noi gliela dobbiamo accordare”¹³.

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https://gmzavattaro.blogspot.com/2018/02/luomo-che-piantava-gli-alberi-jean.html

leggiamolabibbia 

Un pensiero su “L’uomo che piantava gli alberi.

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