3 pensieri su “La serie dei numeri

  1. “Il Cantico delle Paure”
    Lavatevi le mani
    ma andate scalzi
    e baciate la terra ferita.
    Starnutite pure nel gomito
    ma leccate le lacrime di chi piange.
    Non viaggiate a vanvera
    ora è tempo di stare fermi
    nel mondo
    per muoversi in noi stessi
    dentro gli spazi sottili
    del sacro e l’umano.
    Indossate pure le mascherine
    ma fatene la cattedrale del vostro respiro,
    del respiro del cosmo.
    Ascoltate pure il telegiornale
    che finalmente parla di noi
    e del più grande miracolo
    mai capitato:
    *siamo vivi*
    e non ci rallegra morire.
    Per ogni nuovo contagio
    accarezza un cane,una
    pianta un fiore,
    raccogli una cicca da terra,
    chiama un amico che ti manca,
    narra una fiaba a un bambino.
    Ora che tutti contano i morti
    tu conta i vivi,
    e vivi per contare,
    concedi solo l’ultimo istante
    alla morte,
    ma fino ad allora
    vivi all’infinito,
    consacrati all’eterno.

    Andrea Melis

  2. L’ha ripubblicato su non c'è rosa senza spine By GiuMae ha commentato:

    “Il Cantico delle Paure”
    Lavatevi le mani
    ma andate scalzi
    e baciate la terra ferita.
    Starnutite pure nel gomito
    ma leccate le lacrime di chi piange.
    Non viaggiate a vanvera
    ora è tempo di stare fermi
    nel mondo
    per muoversi in noi stessi
    dentro gli spazi sottili
    del sacro e l’umano.
    Indossate pure le mascherine
    ma fatene la cattedrale del vostro respiro,
    del respiro del cosmo.
    Ascoltate pure il telegiornale
    che finalmente parla di noi
    e del più grande miracolo
    mai capitato:
    *siamo vivi*
    e non ci rallegra morire.
    Per ogni nuovo contagio
    accarezza un cane,una
    pianta un fiore,
    raccogli una cicca da terra,
    chiama un amico che ti manca,
    narra una fiaba a un bambino.
    Ora che tutti contano i morti
    tu conta i vivi,
    e vivi per contare,
    concedi solo l’ultimo istante
    alla morte,
    ma fino ad allora
    vivi all’infinito,
    consacrati all’eterno.

    Andrea Melis

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