YUVAL NOAH HARARI INTERVISTATO SUL COVID-19

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YUVAL NOAH HARARI INTERVISTATO SUL COVID-19
al The Late Late Show

Proponiamo di seguito la traduzione dell’intervista di James Corden allo storico Yuval Noah Harari al The Late Late Show.

Come pensi che sarà cambiato il mondo quando usciremo da questa pandemia?

Questo dipende interamente dalle nostre decisioni. Non è un qualcosa di prestabilito o deterministico. È una nostra scelta. Abbiamo molte grandi decisioni da prendere. Una molto importante è se affrontare questa crisi attraverso l’isolamento nazionalistico, ogni Paese in competizione con gli altri per le risorse scarse, o attraverso la solidarietà internazionale e la cooperazione. E l’atteggiamento che decideremo di assumere darà forma non solo a questa crisi ma anche al mondo degli anni a venire.

Allo stesso modo, a livello di ogni singolo Stato, ogni nazione deve scegliere se affrontare l’emergenza in modo autoritario, rafforzando alcuni dittatori o potenti autorità, o rafforzando i cittadini e mantenendo il controllo e il bilanciamento della democrazia. Stiamo vedendo i Paesi adottare degli approcci molto diversi fra loro e questo ovviamente influirà sul loro futuro dei prossimi anni, di certo non solo sulle prossime settimane. Ma è in queste ultime che ci saranno i momenti critici in cui queste decisioni verranno prese.Tutto ciò che verrà dopo sarà come andare a una festa quando è già finita: l’unica cosa che rimane da fare è lavare i piatti. Voglio dire, si stanno spendendo triliardi di dollari, si stanno cambiando il mercato del lavoro e il sistema educativo. Quando arriverà il 2021 sarà veramente molto difficile riavvolgere il nastro e provare qualcosa di diverso.

C’è una sorta di mancanza di fiducia verso i politici, gli scienziati. Al momento non vengono ascoltati nel modo in cui penso dovrebbero. A cosa pensi sia dovuto?

La fiducia è un elemento fondamentale in tutto questo, giusto?

È vero, con questa fiducia non possiamo far fronte a questa crisi in modo efficiente. Negli ultimi anni abbiamo avuto politici populisti e irresponsabili, che hanno deliberatamente minato la fiducia nelle pubbliche autorità, nella scienza, nei media, e ora ne stiamo pagando il prezzo. In una situazione normale, probabilmente si potrebbe guidare una nazione in cui la metà della popolazione non ha fiducia nel governo, forse; ma, in un’emergenza come questa, c’è bisogno che il cento per cento della popolazione si fidi del governo e delle autorità. Se il capo di Stato in tv dà un consiglio al Paese e metà della popolazione dice “questa persona mi ha mentito per anni perché dovrei credergli ora?”, diventa veramente difficile affrontare la crisi.

Una cosa positiva è che, almenoquando si tratta di scienza e di autorità scientifiche, vediamo che più o meno in tutto il mondo le persone possono attingere a una sorta di serbatoio nascosto di profonda fiducia, nonostante gli ultimi anni di attacchi alla scienza. Nella mia patria, Israele, il governo ha chiuso le sinagoghe. In Iran è accaduta la stessa cosa per le moschee. Tutte le chiese del mondo stanno dicendo “state lontano dalla chiesa”. E perché? perché lo hanno detto gli scienziati. Quindi persino queste istituzioni religiose, quando si tratta di un’emergenza reale, si fidano della scienza più che di qualsiasi altra cosa. Questo è un buon segnale. 

Spero che quando la crisi sarà finita le persone si ricorderanno di chi si sono fidate nel momento della verità. E, in seguito, quando gli scienziati ci metteranno in guardia di fronte al collasso ecologico e al cambiamento climatico, li ascolteremo con la stessa fiducia e serietà con cui li stiamo ascoltando ora mentre ci parlano dell’epidemia.

In che modo, andando avanti, interagiremo socialmente l’uno con l’altro? Quale sarà secondo te il cambiamento più grande?

Potrebbero esserci grandi cambiamenti dal punto di vista istituzionale nel mercato del lavoro e nel mondo delle università. Se alcune università diventeranno online, questo creerà un’atmosfera sociale completamente differente per gli studenti. Quando io andavo all’università o a scuola, le cose più interessanti e importanti accadevano durante le pause. Se le lezioni saranno su zoom, gli studenti non potranno incontrarsi. Quindi, alcune cose cambieranno in modo drammatico, forse. Ma i fondamenti della natura umana non cambieranno. Siamo animali sociali, amiamo il contatto, quando qualcuno è malato vogliamo raggiungerlo per aiutarlo. Il virus ha sfruttato questo contro di noi, quindi ora dobbiamo cambiare il nostro comportamento; ma non penso che dovremmo preoccuparci dei cambiamenti nella nostra natura. La peste nera non ha cambiato la natura umana, l’epidemia influenzale del 1918 non lo ha fatto e nemmeno il Covid-19 lo farà.

Guardiamo all’ultima grande epidemia avvenuta nella maggior parte del mondo, negli Stati Uniti per esempio: quella dell’AIDS. Da molti punti di vista è stata molto peggiore di quella attuale: ora se ti ammali di Covid-19 hai molte chances di vivere, nei primi anni ’80 l’AIDS era una sentenza di morte. Rispetto a quello che i governi stanno facendo adesso, in quel momento le persone in molti casi erano abbandonate dallo Stato. Alcuni politici, specialmente, dicevano “l’AIDS è la punizione divina per gli omosessuali, sarebbe una buona cosa sbarazzarsi di loro”. In realtà, la comunità LGBT è uscita da quella situazione molto più forte di quanto non lo fosse stata prima. Le persone hanno scoperto una grande forza dentro di sé. Hanno fondato associazioni di volontari per aiutare i malati, per diffondere informazioni affidabili, per lottare per un riconoscimento politico. Quindi, di nuovo, l’AIDS non ha cambiato la natura umana e certamente non lo farà il Covid-19.

Anche solo sentirti dire questo mi fa stare molto meglio. Perché la cosa che mi terrorizza di più è pensare a come sarà, a che cosa faremo, ma tu dici che c’è speranza per quello che verrà dopo…

Sì, sarà un processo lungo e difficile per alcune persone più che per altre; ma per la prima volta nella storia l’umanità possiede tutto il necessario per superare questa emergenza. Soprattutto, abbiamo una buona conoscenza scientifica su ciò che causa la malattia e su come evitare che si diffonda. Durante la peste nera il problema più grosso fu probabilmente l’ignoranza. Le persone morivano a milioni, ovunque, e nessuno aveva la più pallida idea del perché e di cosa si potesse fare. La migliore valutazione dell’Università di Parigi fu che la malattia avesse a che vedere con la posizione astrologica delle stelle. Fu la loro migliore intuizione. Per molti si trattava di una punizione divina, quindi si doveva solo andare in chiesa e pregare per il perdono di Dio. Nessuno aveva la minima idea del fatto che in realtà si trattasse di un microrganismo patogeno proveniente dalle mosche sui ratti. Persino 100 anni fa, durante l’epidemia d’influenza del 1918, i migliori scienziati che lavorarono su di essa non furono in grado di scoprire il virus che l’aveva originata. Ora ci sono volute solo due settimane per identificare la sequenza del virus e il suo intero genoma e per sviluppare test affidabili. Quindi siamo realmente in una posizione migliore rispetto a qualsiasi momento precedente. Abbiamo la conoscenza scientifica ma quello che non necessariamente abbiamo è la saggezza politica per fare buon uso di questo potere. Probabilmente il problema più grande è la mancanza di cooperazione globale e solidarietà. Non ho paura del Virus, temo molto di più che i demoni interiori dell’umanità possano uscire fuori, che le persone reagiscano non con solidarietà ma con odio, con dolore. Questo è il punto.

Durante l’emergenza dell’Ebola, per esempio, i leader del G7 si riunirono e fu il presidente Obama a guidare la discussione. Il presidente degli USA attualmente non sembra avere interesse nel fare la stessa cosa. Chi sono gli altri leader mondiali a cui potremmo guardare come a una guida? Pensi che succederà?

Bè, al momento sembra che non ci siano adulti nella stanza. Nessuno si sta prendendo la responsabilità globale e dunque non abbiamo un piano globale di azione. Non ce l’abbiamo per quanto riguarda la salute e certamente non per l’economia. Molti Paesi stanno pensando solo al loro interesse, in competizione con gli altri per le poche risorse, come gli equipaggiamenti medici. Tradizionalmente, erano gli Stati Uniti a fare la parte dell’adulto responsabile – come nel caso dell’Ebola o della crisi finanziaria del 2008 -, a fare un passo avanti per essere il leader dell’umanità; e in entrambi i casi riuscirono a unire abbastanza Stati attorno a sé per prevenire gli scenari peggiori. 

Adesso gli Stati Uniti stanno in pratica abdicando al loro ruolo di leader mondiale. Semplicemente dicendo “non voglio questo lavoro. Mi interessa solo di me stesso”. E quando guardi alla risposta all’epidemia che gli Stati Uniti stanno mettendo in pratica nel loro stesso territorio, pensi che forse non è poi così male se non sono loro a prendersi carico del mondo, perché stanno facendo peggio di ogni altro Stato. Rispetto non solo alla Cina, ma anche alla Corea del Sud, alla Nuova Zelanda, persino alla Grecia – che sta facendo un grandissimo lavoro per contenere il Virus. Se dovessi scegliere chi debba guidare il mondo adesso tra la Grecia e gli Stati Uniti, darci un piano d’azione, sceglierei senza dubbio la Grecia. 

Wow. Tutto ciò è abbastanza deprimente. Hai scritto un pezzo per il Financial Times in cui hai parlato degli smartphones e di come i governi usano questa tecnologia in un grande quadro di sorveglianza. Potresti parlarmene? Pensi che sia una cosa buona o cattiva per la civiltà?

Può essere una buona cosa ma bisogna starci molto attenti. Quello che sta accadendo adesso è davvero una svolta nella storia della sorveglianza. Prima di tutto, stiamo vedendo sistemi di sorveglianza di massa entrare nelle nostre società ed essere adottati in Paesi democratici che precedentemente li rifiutavano. In secondo luogo, stiamo vedendo la natura della sorveglianza cambiare da sorveglianza “sopra la pelle” a sorveglianza “sotto la pelle”. La prima significa che il governo o le società guardano, monitorano dove vai, che cosa compri, cosa guardi alla televisione. La seconda comincia monitorando la tua temperatura corporea e la pressione del sangue, hackerando il tuo corpo e il tuo cervello, sapendo che cosa stai provando in ogni momento – non solo il dolore e la tosse ma le tue emozioni, i tuoi fenomeni biologici. Esattamente come l’influenza e la temperatura. Quindi, se possiedi un metodo di controllo che ti dice se le persone sono malate, lo stesso ti saprà dire anche che cosa provano. Fra dieci anni, andando avanti velocemente, in Corea del Nord ogni cittadino dovrà indossare un braccialetto biometrico, bisognerà ascoltare questi gradi discorsi di grandi leader durante i quali, mentre tu ascolti, loro guardano che cosa sta accadendo nel tuo corpo. Potrai anche ridere e battere le mani ma, se sarai arrabbiato, lo sapranno. Non hai controllo su ciò che accade nel tuo corpo. 

Non si tratta di fiction, si tratta di qualcosa che è già nel potere delle attuali tecnologie e l’epidemia di Coronavirus potrà essere il punto di svolta in cui il fatto che i governi penetrino al di sotto della nostra pelle diventerà accettabile. 

Traduzione di Helena Savoldelli 

22 aprile 2020

it.gariwo.net/educazione/yuval-noah-harari-intervistato-sul-covid19

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