Il cammino della vita umana

  

Una pagina di Schneider, che può introdurci alla comprensione del simbolismo solstiziale. Tratto dal celebre e introvabile testo Pietre che cantano, scritto nel ’52, riveduto nel ’72, che, come dice E.  Zolla, ha cambiato radicalmente ogni nostro schema preconcetto sulle tradizioni etnico-popolari 

 

Il cammino della vita umana

 

Il cammino della vita umana attraverso questo paesaggio cosmico, che si ripete in terra con immagine analogica procedendo secondo il corso del sole, incomincia con la nascita della zona “melmosa”, “impura” del pericolo e della malattia. La culla del bambino, sempre attorniata dagli spiriti dei morti, si trova in una laguna  al margine dell’oceano settentrionale (oceano dei morti, Acquario). Fino al raggiungimento della maturità sessuale il bambino equivale a un “morto vivente” (Pesci). La giovinezza si svolge sui colli sognanti del tempo che precede la primavera, nell’oriente dove arde senza fiamme il mare di fuoco. Ma solo con la luce della prima aurora (Ariete) il giovane freme d’un lieve presentimento del lago di fuoco. Il periodo di digiuno e il fidanzamento cadono nella zona delle prime colline solatie. Solo allora l’uomo raggiunge il primo altipiano dove, su un prato verdeggiante, scintilla quel lago dal fondo del quale rintrona una delle bocche del drago che erutta fuoco (Toro). Nell’ardore giovanile l’uomo rivolge il suo passo verso il castello sud-orientale della montagna, dov’egli raggiunge il pieno possesso della propria forza e guarda fiducioso verso il mezzogiorno del tempo. Poi egli riprende il suo cammino:

mentre il sole raggiunge il suo apogeo egli percorre la sella collinosa attraverso la quale giunge ai palazzo sulla cima della montagna antistante. Dopo essersi ristorato alla fonte gorgo-guanto del giorno di S. Giovanni egli scala questa seconda montagna dall’ alto della quale, con lieve senso d’angoscia, cerca di abbracciare con lo sguardo il tempo di occidente che si accinge a percorrere. Nel frattempo e giunta l’ora della discesa. Uomo maturo, egli lascia la montagna e volge i suoi passi verso la valle. Là riconosce nel pomeriggio di un autunno senza sogni la tragica bellezza del mondo ed ora i suoi anni fluiscono più veloci nel rosso fiammeggiare della sera calante. Ancora una volta gli viene concesso, per breve tempo, una. seconda giovinezza finché nel freddo vento della sera, l’incerta mano prende a tremargli. Riflettendo con gioia egli osserva nella vecchiaia i carri traballanti che trasportano grano dorato attraverso gli arcali, mentre le donne, splendente il capo di fazzoletti colorati, accendono nella luce del crepuscolo i fuochi autunnali. 

Viene novembre, tranquillo, egli riconosce il cacciatore appostato al margine del bosco: ode il sibilare della freccia e l’abbaiare del cane che vede l’approssimarsi della sua morte, poi tutto si fa scuro e tranquillo. Una barca lo accoglie e lo trasporta all’isola dei morti, sempre che un fedele delfino non lo riporti ancora alla terra. Ma quando l’uomo, al mattino, prova un presentimento, come se in sogno fosse risuonato al suo orecchio un vibrare d’arpa  simile a un fiume di fuoco, allora lo attende già nel delta del fiume della sua vita il bianco uccello acquatico, il lungo collo inarcato, per condurlo sul dorso nell’isola dei suoi padri.

da Marius Schneider, Pietre che cantano, Archè Milano 1976

Una pagina di Schneider

una pagina di Marius Schneider

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