Il desiderio

Giorgio Gaber

DOMENICA DI PASQUA: MARIA DI MAGDALA

Le cose che si amano non si posseggono mai completamente. Semplicemente si custodiscono. (Catullo)

Maria invece stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto». Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» – che significa: «Maestro!». Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: «Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro»». Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto. (Gv 20, 11-18)

Carica di oli profumati, all’alba del terzo giorno costringo i miei piedi ad incamminarsi al luogo della tua sepoltura.
E’ lì che ti ho lasciato, dopo averti accompagnato con gli occhi nella tua passione. Questi stessi occhi continuano a vivere di lacrime che sembrano non aver mai fine. Mi fermo, li asciugo, riparto, mille volte li asciugo per non inciampare continuamente sulle mie lacrime, sul mio dolore. Sarà per questo che in prossimità del sepolcro credo di vedere la pietra rotolata via e bianche vesti alate che sembrano attendermi: dopo che mi hai scacciato tutti quei demoni, tale è il benessere che continuo a sognare angeli!
Più mi avvicino alla tomba, più il cuore batte: l’amore per te mi ha sempre fatto questo effetto, mi ha sempre arso il cuore, cuore di donna.
Eccoli, stavolta sono veri, angeli dalla testa ai piedi, i tuoi piedi, mio Signore.
Ma è quando mi sento chiamare per nome che una vampata sale da dentro e quasi mi sento svenire! Ciò che gli occhi vedono e orecchio ode e naso odora e lingua assapora e mani toccano, anche solo per un istante, è vita per me!
Lascio i tuoi piedi, so che dovranno percorrere strade infinite, tante quante le strade che ogni uomo percorrerà nella sua vita. Ma quel tocco, quel bacio sfiorato, quel profumo, quelle parole, quella visione ora sono mie, carne della mia carne, e tu abiterai ogni istante della mia vita, per sempre!

Una canzone d’amore, di rinascita. Grande Giorgio!

Nel cuore dell’estate la festa di una donna, Maria di Magdala, la prima depositaria della resurrezione. E’ sempre l’amore che arriva per primo agli appuntamenti con l’inedito, con l’essenziale.
E così entro nel suo cuore e rivivo quell’alba.
“Carica di oli profumati, all’alba del terzo giorno, costringo i miei piedi ad incamminarsi al luogo della tua sepoltura, Gesù.
E’ lì che ti ho lasciato, dopo averti accompagnato con gli occhi nella tua passione. Questi stessi occhi continuano a vivere di lacrime che sembrano non aver mai fine. Mi fermo, li asciugo, riparto, mille volte li asciugo per non inciampare continuamente sulle mie lacrime, sul mio dolore. Sarà per questo che in prossimità del sepolcro credo di vedere la pietra rotolata via e bianche vesti alate che sembrano attendermi: dopo che mi hai scacciato tutti quei demoni, tale è il benessere che continuo a sognare angeli!
Più mi avvicino alla tomba, più il cuore batte: l’amore per te mi ha sempre fatto questo effetto, mi ha sempre infuocato il cuore, cuore di donna.
Più mi avvicino, più vedo sfuocato, con questi occhi pieni di lacrime. Ma, eccoli, stavolta sono veri, angeli candidi come la lana degli agnelli. E parlano, a me, si proprio a me, l’indemoniata redenta.
Ma è quando mi sento chiamare per nome che una vampata sale da dentro e quasi mi sento svenire! E’ la tua voce mio Signore, questa la riconoscerei tra mille. E’ voce che accarezza, che guarisce anche le ferite più profonde.
E ciò che gli occhi vedono e orecchie odono e naso odora e lingua assapora e mani toccano, anche solo per un istante, è vita per me!
Lascio i tuoi piedi, so che dovranno percorrere strade infinite, tante quante le strade che ogni uomo percorrerà nella sua vita. Ma quel tocco, quel bacio sfiorato, quel profumo, quelle parole, quella visione ora sono mie, carne della mia carne, per sempre.
Tu, amato mio, risorgerai in me ogni volta che le mie parole sapranno chiamare per nome ogni donna, ogni uomo, e aiutarli a risorgere.”
fra Giorgio Bonati – 2017

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